Il monologo del capodoglio

Quello che state per leggere, noto come "Il monologo del capodoglio", è diventato un classico dell'umorismo fantascientifico. Mi fa sempre ridere un sacco!

- Allora cos'è successo ai missili? – disse.
Gli specchi mostrarono una nuova e sorprendente immagine.
- Sembrerebbe – disse dubbioso Ford – che si siano trasformati in un vaso di petunie e in una balena dall'aria molto stupita...
[...]
Un’altra cosa che era stata dimenticata era che, contro tutte le probabilità, un capodoglio era stato d’un tratto portato in vita molte miglia sopra la superficie di un pianeta alieno.
E poiché quella di stare sospese in aria non è una peculiarità delle balene, la povera creatura innocente ebbe ben poco tempo di riflettere sulla propria identità di balena, prima di accettare il fatto di non essere che un’ex-balena.
Qui di seguito riportiamo i suoi pensieri dal momento in cui la sua vita incominciò al momento in cui finì.

"Ah...! Cosa succede?"
"Ehm, scusate, chi sono?"
"Ehi?"
"Perché sono qui? Qual’è lo scopo della mia vita?"
"Cosa intendo dire con "chi" sono?"
"Calmati ora, controllati... oh, questa è una sensazione interessante... cos'è? È una specie di formicolio nel... nel... be', immagino sia meglio cominciare a dare dei nomi alle cose, se voglio far progressi in quello che chiamerò mondo... Allora dirò che il formicolio è nello stomaco."
"Bene. Ohhh, si sta facendo molto forte. E, ehi, cos'è questo fischio che passa accanto a quella che chiamerò subito testa? Lo chiamerò... lo chiamerò vento! Che sia un nome adatto? Ma sì, per il momento può andare, poi gli troverò un nome migliore quando scoprirò a cosa serve. Dev'essere molto importante questo vento, perché mi sembra che ce ne sia un casino, qua. Ehi! Cos'è questa? Questa... la chiamerò coda, sì, coda. Ehi, la posso agitare in qua e la! Wow! Wow! Che bello! Non mi pare che si ottenga un gran che agitandola, ma poi scoprirò a cosa serve."
"Dunque... a questo punto sono riuscita a farmi una rappresentazione coerente delle cose, o no?"
"No."
"Non importa, in fondo è eccitante dover scoprire tante cose, non vedo l’ora di scoprire altre cose, ah! sono stordita dalla voglia di scoprire..."
"O dal vento?"
"Ce n’è davvero moltissimo, di vento, vero?"
"E wow! Ehi! Cos'è quella cosa che mi viene incontro a tutta velocità? È così grande, uniforme, rotondeggiante che ha bisogno di un bel nome sonante come... come... come terra! Sì! Che bel nome, terra!"
"Di', saremo amici, terra?"


E il resto, dopo una botta tremenda, fu silenzio.

Curiosamente, l’unica cosa che pensò il vaso di petunie cadendo fu "Oh no, non un’altra volta!".
Molte persone hanno riflettuto che se noi sapessimo esattamente perché il vaso di petunie pensò così, sapremmo molte più cose sulla natura dell’universo di quante non ne sappiamo attualmente.

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