Un libro per ricordare

Il 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria.

Sebbene la liberazione dei campi Chełmno e quello di Bełżec (campi di sterminio questi, dove i deportati venivano immediatamente gasati) ad opera delle truppe sovietiche avvenne precedentemente, è solo il 27 gennaio 1945 che la 60ª Armata, guidata dal maresciallo Ivan Konev, giunge presso la città polacca di Oświęcim per scoprire il vicino campo di concentramento di Auschwitz.
La scoperta, insieme alle testimonianze dei sopravvissuti, rivelò per la prima volta l'orrore del genocidio nazifascista nei campi di concentramento mostrando al mondo i livelli inconcepibili di crudeltà a cui può arrivare l'uomo.

Col passare del tempo quasi tutti i superstiti diretti di quell'orrore sono scomparsi ma le loro parole devono restare incise nella mente di tutte le generazioni che li hanno seguiti e che verranno.
L'importante è ricordare.

Oggi volevo nominare solo un libro ma la letteratura che ha trattato questo importante tema è sconfinata.
"Io amo il Signore. Posso confidare in Dio sempre e ovunque, ma non devo mai smettere di impegnarmi, perché le cose non succedono da sole! Ho la certezza che Lui si prenderà cura di me. Sono fortunata ad essere una ragazza ebrea a cui è stato insegnato ad amare il Signore, e per questo sono profondamente grata. Ti ringrazio Signore."
La memoria dei fiori: Il diario di Rywka Lipszyc
Una testimonianza tragica delle esperienze vissute in prima persona da da una bambina che visse uno dei momenti più cupi della storia.
Ritrovato nella primavera del 1945 tra le rovine dei crematori di Auschwitz, il diario di Rywka Lipszyc è stato pubblicato per la prima volta negli Stati Uniti nel 2014, suscitando un'intensa ondata di commozione e interesse. Nulla, invece, si sa della sorte della piccola Rywka, se non che è sopravvissuta – forse solo per pochi mesi – alla guerra. Questo diario, documento di inestimabile valore storico e umano, è oggi l’unico modo di conoscere il più drammatico frammento della storia della sua vita, e di ascoltare la sua voce mentre si unisce al coro delle testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto.
"Noi sopravvissuti alla Shoah siamo inchiodati: vorremmo liberarci dal peso insopportabile di ciò che è stato e invece siamo costretti a riviverlo ogni volta. Delegati a testimoniare da chi avrebbe avuto il dovere di evitarcelo: quest'Europa che cancella i suoi sensi di colpa per lo sterminio degli ebrei non parlandone, e scaricando su noi vittime la responsabilità e il dolore della memoria. Una vera follia." 
(Edith Bruck)

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